Chi siamo

Vag61, Spazio libero autogestito: dove siamovideo e foto

Cominciata nel 2003 in via Azzo Gardino 61, con l’occupazione di un immobile dei Monopoli di Stato poi sgomberato e tornato all’abbandono, l’avventura di Vag61 – Spazio libero autogestito continua in via Paolo Fabbri 110 dopo aver respinto, più volte, gli attacchi frontali di chi vorrebbe spegnere le voci libere che si levano in città: l’anomalia non s’arrende, l’abbiamo detto e lo ripetiamo forte e chiaro. Chi abita in questa zona da prima dell’arrivo di Vag61, ricorda bene cosa fosse questo spazio nel cuore della Cirenaica. Un luogo chiuso, spento, morto. Con le nostre attività gli abbiamo ridato vita, sottraendolo al degrado (quello vero) e allo spaccio. Oggi in via Paolo Fabbri 110 si immagina, pratica e difende una città diversa.

A_DSC8410 copyutogestione, autorganizzazione, autoproduzioni: decine di progetti; centinaia di iniziative; percorsi di riappropriazione, denuncia e conflitto in città; scambio e cooperazione con una miriade di singoli e realtà collettive; prezioso radicamento in quartiere. Un percorso che si compone giorno per giorno, senza una mappa da seguire. Perdendo l’orientamento, a volte, ma ritrovando sempre la strada. Quale? La nostra, difficile da spiegare. Un percorso in continuo divenire che ha sempre fatto dell’eterogeneità un tratto caratteristico, cercando di trasformare (ma per davvero) le differenze in ricchezza.

Cos’è stato Vag in passato non è poi così importante. Cosa sarà in futuro, non lo sappiamo. Cos’è oggi? Uno spazio libero, pubblico e autogestito, antifascista e NoTav, che promuove socialità, cultura ed elaborazione politica attraverso l’interazione con progetti più consolidati o da poco in pista, a cui Vag dà una casa o che promuove direttamente: Zeroincondotta, Smk videofactory e RadioAlSuolo, il Condominio Bel(le)trame insieme agli operatori e agli utenti del vicino dormitorio, la Palestrina popolare, i vini ed i libri non omologati di Fermento, gli appuntamenti di Life on Mars, la Brigata cucinieri e la mensa autogestita Eat the rich, il mercato bio di CampiAperti e i gruppi di acquisto solidale di GasBo e Alchemilla G.a.s., i corsi di lingue dell’associazione Italia-Nicaragua, le produzioni musicali di Studio61/Audioplate, il Coordinamento precari della scuola, gli studenti del Ccs, la campagna Bds al fianco del popolo palestinese, il Centro di documentazione “Francesco Lorusso – Carlo Giuliani”

Archivio iniziative in pdf:

ottobre 2004 / luglio 2008settembre 2008 / novembre 2010
dicembre 2010 / luglio 2011settembre 2011/dicembre 2013

2003-2013 Share and enjoy Vag61:

FotoraccontoVideo promoVideo 3/12Video 6/12Video parata 7/12

Via A.Gardino: “10 anni di polvere. Il degrado siete voi!” (comunicato – foto)

Valerio Evangelisti: “E’ l’ora di una battaglia più dura” (articolo Zic – video)

I messaggi di Haidi Giuliani, Claudio Lolli, Pino Cacucci,
Serge Quadruppani, Milena Magnani e Paola Staccioli

ComunicatoProgrammaManifesto Felpe e T-shirtSpille



Una la mappa, due le città.

C’è la forma e c’è la sostanza. La forma è quella di chi sta uccidendo questa città, muovendosi al riparo di formule che parlano di legalità e sicurezza, ma che in realtà esprimono esclusione e violenza.
La forma è quella di chi crede che gli spazi autogestiti siano una minaccia. E come una minaccia vadano cancellati, e dopo dimenticati. A questo scopo tutto è utile. Anche uno scontrino o un pezzo di carta. La forma, appunto.

Poi c’è la sostanza. È quella di chi inceppa gli ingranaggi, e fa in modo che Bologna valga ancora la pena di essere vissuta. La sostanza è quella che anima i centri sociali. Non spazi per feste e bevute, non solo. Laboratori politici. Cuori della comunicazione. Motori culturali. Terreni di aggregazione. Dispositivi solidali. Linfa dell’autodeterminazione. Territori liberi. Vie di fuga percorse ogni giorno da un flusso continuo di corpi e menti. Sacche di vita.

Ci sfidate sul terreno della forma, perché su quello della sostanza avete perso. Credete che le regole vi salveranno. Ci tenete sotto tiro ma noi ci muoviamo veloci. Ci multate ma noi moltiplichiamo le risorse. Ci denunciate ma non ci spaventate. Ci sgomberate ma noi rioccupiamo. Ci controllate ma non ci tenete sotto controllo. Ci sbattete in faccia verbali e regolamenti, ma noi ci sentiamo autorizzati: ad autorganizzarci. Alla vostra tolleranza zero rispondiamo con i nostri desideri a mille.

Dalle nostre mura dipinte vi mettiamo i bastoni tra le ruote. Con le nostre note copriamo le vostre parole vuote. Con la nostra socialità demercificata ed i nostri saperi, liberi di circolare, sabotiamo il vostro mercato. Con la nostra memoria riproduciamo esperienze e vi facciamo sentire sempre più vecchi.

Voi lo sapete, e ne avete paura. Ci combattete. Ad ogni cellula del nostro corpo collettivo riservate un’offensiva diversa. Credete così di dividerci e renderci più deboli. Ma attaccare uno spazio significa attaccarli tutti. E farlo significa stimolare la nostra fame di riappropriazione, la nostra sete di tempo e di spazio, la nostra voglia di attraversare la città strada per strada.

Noi ci siamo, perché dobbiamo esserci.