Via Azzo Gardino 61: “10 anni di polvere. Il degrado siete voi!”

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(foto Michele Lapini)

“Dieci anni di polvere. Il degrado siete voi!”. Questo lo striscione che, stamattina, abbiamo appeso sull’immobile dei Monopoli di Stato in via Azzo Gardino 61.

L’avventura di Vag61, che in questi giorni compie dieci anni, iniziò proprio lì con un’occupazione sgomberata poche settimane dopo: da allora quello stabile è rimasto inutilizzato.

Dunque eccolo,  il “degrado”. Sotto gli occhi di tutti o, almeno, di chiunque voglia vedere: un immobile pubblico lasciato a marcire. Comunicato e foto.

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Dieci anni di polvere. Il degrado siete voi!

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(foto Luciano Nadalini – 6/12/03)

“Deterioramento, decadimento, rovina”. E’ la definizione di “degrado” che chiunque può trovare sul vocabolario. Una parola che a Bologna in tanti amano usare, brandendola come una clava buona per tutto: buona per invocare più controllo sociale e meno spazi di aggregazione, buona per distogliere l’attenzione dai problemi reali ed alimentare paure che tornano sempre utili in campagna elettorale.

Il vero “degrado” di questa città, però, è un altro. E’ quello in cui versa, ad esempio, l’immobile di via Azzo Gardino 61. E’ lì che nacque Vag61, spazio libero autogestito la cui avventura compie in questi giorni dieci anni e prosegue in via Paolo Fabbri: nacque con
l’occupazione di uno splendido ed inutilizzato edificio dei Monopoli di Stato, sgomberato meno di un mese dopo dalle forze dell’ordine. Uno sgombero assurdo, come un po’ tutti gli sgomberi. La proprietà sosteneva che quell’edificio a pochi passi dal centro servisse a scopi ben più alti di media center o di un centro sociale: magazzino per schedine del totocalcio e videopoker, più residenze di lusso per i dirigenti. Progetti seri, serissimi. Talmente seri che, dieci anni dopo, lo stabile è ancora murato, vuoto, abbandonato. Uno dei tanti sgomberati solo per essere restituiti alla polvere, come una recente inchiesta di Zic ha dimostrato.

Eccolo,  il “degrado”. Sotto gli occhi di tutti o, almeno, di chiunque voglia vedere. Il “degrado” è un immobile pubblico lasciato a marcire, al pari di innumerevoli abitazioni vuote ed ex caserme inutilizzate, mentre in città il diritto ad una casa è sempre più negato, si dorme per strada perchè non c’è posto nei dormitori, si sgomberano i rifugiati e si abbattono di continuo le baracche dei Rom (sì, proprio come ai “bei tempi” di Cofferati, il sindaco della legalità oggi a processo per i soldi buttati nel Civis, insieme al suo successore Merola).

Chi parla tanto di “degrado”, allora, dia un’occhiata allo stabile di via Azzo Gardino come all’ex cinema Arcobaleno di piazza Re Enzo, che abbiamo contribuito a riaprire insieme a Santa Insolvenza. Anche in quel caso uno sgombero, anche in quel caso altra polvere: il progetto per la presunta riqualificazione dei locali è perennemente “in via di definizione”, una bufala bella e buona che il Comune, ogni tanto, tira fuori dal cassetto e spaccia come rinascita imminente.

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(foto Michele Lapini)

Mi si sa, per chi amministra le priorità sono ben altre. Ad esempio, tirare avanti all’infinito la commedia sui graffiti. Per ironia della sorte, a tal proposito, pare che le famose “squadre anti-graffiti” istituite dal Comune cominceranno ad operare proprio da via Azzo Gardino e dintorni. Che si copra ogni scritta, che non resti la minima traccia di vernice! Così la foto per la cartolina sarà impeccabile. La polvere, tanto, si può sempre nascondere sotto il tappeto.

Vag61 – Spazio libero autogestito

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