“Saving humans”, le parole giuste

Salvare vite umane. E provare a scardinare la narrazione tossica che si fa delle migrazioni, affermando un punto di vista attivo, uno spazio in cui si prende l’iniziativa e, perché no, si passa al contrattacco. Scriviamo queste righe dopo l’iniziativa che si è svolta martedì sera a Vag61, con una cena a sostegno dell’operazione “Mediterranea Saving Humans” ed una discussione che ha tenuto insieme una riflessione su questo progetto (insieme a Ya Basta e Sandro Mezzadra) e la presentazione del libro “Motus” di Valerio Muscella. Una serata partecipata e viva (di cui pubblichiamo in questa pagina alcuni estratti audio, per chi volesse ripercorrerla) dalla quale ricaviamo, innanzitutto, una conferma: un’operazione come quella di Mediterrana ha senso se realizzata in mare e in terra. Perché ciò che accade nel Mediterraneo (il controllo dei confini e dei flussi migratori) ha evidentemente ripercussioni nelle nostre città e perché questo progetto prova a scrostare quel sentimento di frustrazione e di immobilismo, quella sorta di sensazione di impotenza che si rischia di provare di fronte alla barbarie targata prima Pd, ora Lega-M5s. Un’operazione che ha senso non solo perché l’obiettivo è salvare vite umane, ma anche se viene colta come occasione, se viene “generalizzata” e riformulata anche da soggetti altri e diversi dalla piattaforma che ha dato vita all’operazione stessa. Se riuscirà davvero a costruire un ponte tra mare e terra. Ha senso se viene pensata come uno tra i tanti possibili progetti di un mondo diverso, costruito insieme alle/i migranti: da loro possiamo e dobbiamo imparare che cosa sia davvero la speranza o il “motus” di cui parla Valerio Muscella, inteso come movimento ma anche come passione e sollevazione.

Senza banalizzare il tema della crescente criminalizzazione dell’operato delle Ong e non solo, prima con Minniti e ora con l’attuale Governo, riteniamo giusto porre l’accento sulla difesa del principio di salvare vite, visto che la ragione umanitaria non è più integrata in un paradigma generale che individua il migrante soltanto come vittima da “accogliere” e ha quindi cambiato significato. La morte di un migrante diventa ogni giorno più “normale”. Non può essere così, non possiamo far finta di ignorare il presupposto che questa terribile marcia indietro va fermata e invertita. E non ci compete, non ci interessa, indagare le motivazioni che spingono alla migrazione. Quello che ci interessa è che le morti in mare continuano a ritmi sconvolgenti, mentre – fatte salve poche imbarcazioni, tra cui proprio la Mar Jonio – in acqua non c’è più nessuno a monitorare e denunciare ciò che accade. Dalle testimonianze degli attivisti imbarcati su Mediterranea abbiamo sentito come non stia in piedi il racconto dei migranti che trovandosi in Libia possono essere considerati come in qualche modo già al sicuro, non lo sono. Il mare davanti alla Libia non è più solcato da imbarcazioni “normali” e la guardia costiera libica si spinge sempre più al largo per riprendere i migranti e riportarli indietro.

Questo tentativo di contrastare le migrazioni con ogni mezzo necessario in Italia trova consenso, lo sappiamo. Ma proprio per scardinare questo consenso dobbiamo far sì che si risvegli una forma di empatia delle persone per la sorte di chi cerca di raggiungere le coste italiane, perché non è, non può essere assolutamente accettabile che si muoia nel fuggire o nel cercare un futuro. Gli attivisti di Mediterranea insistono sulla necessità di provare non solo ad impedire le morti in acqua (“Non sappiamo se salveremo 10, 100 o 1.000 vite”) ma di salvare anche noi che stiamo da quest’altra parte del mare. “I disperati non sono quelli che cercano di attraversare il mare, loro una speranza ce l’hanno. I disperati siamo noi, se non siamo in grado attivare questo meccanismo”. Ecco perché le parole “saving humans” sono quelle giuste. Non le uniche, certo, ma quelle giuste.

Vag61 – Spazio libero autogestito

Introduzione:

Valerio Muscella (autore di “Motus”):

Valerio (Mediterranea):

Alice (Mediterranea):

Sandro Mezzadra:

 

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