Prima presentazione di “Tosti e giusti”

VENERDI’ 13 APRILE’018 alle 20

> > > Il video della serata: qui // foto: 123

Nell’ambito delle iniziative “Cirenaica antifascista” e del percorso di avvicinamento al corteo cittadino del 25 aprile

– alle 20: cena sociale: pasta di montagna con salsiccia clandestina // trofie al pesto selvatico (vegan) // cotolette alla beretta rossa e patate al forno

– alle 21: presentazione del libro di Valerio Monteventi “Tosti e giusti. Storie di coraggio, antifascismo e Resistenza” (edizioni Pendragon). Ragazze e ragazzi che, durante la guerra di Liberazione, fecero una scelta di campo e decisero di combattere il fascismo, senza mai cedere alle sue prepotenze. Con le loro gesta dimostrarono che nella vita si può e si deve osare, anche quando tutto sembra perduto.

– a seguire: letture e canzoni partigiane con Chiara Di Stefano, Riccardo Tabilio, Marco Tabilio, Erika Cavina, Claudia Grazioli e Sergio Deggiovanni

– durante la serata: esposizione della mostra “Bologna, città medaglia d’oro alla Resistenza”, a cura dell’Archivio Storico di Bologna

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Tosti e giusti

Il libro racconta le gesta di Tempesta e Terremoto, i ragazzi terribili della squadra “Temporale” della 7a GAP; la liberazione dei detenuti del carcere di San Giovanni in Monte; gli assalti alla Komandantur tedesca all’Hotel Baglioni e alla polveriera di Villa Contri; lo sciopero del 1° marzo ’44 alla Ducati e il contributo fondamentale delle operaie staffette partigiane; le battaglie di Porta Lame, della Bolognina e dell’Università; la notte del 21 aprile ’45; il ruolo determinante della stampa clandestina e l’importanza di avere un’infermeria partigiana.

Sono storie che vedono come protagonisti ragazze e ragazzi che, durante la guerra di liberazione, fecero una scelta di campo e decisero di combattere il fascismo, senza mai cedere alle sue prepotenze.

Si trovarono ad essere, per necessità, “tosti” e “giusti”, lottatori per la giustizia sociale e per la libertà.

Non avevano preparazione politica e avevano pure studiato poco, ma l’impulso di libertà che li pervadeva li rese allergici, fin da subito, alla dittatura mussoliniana e agli invasori nazisti.

Andarono in montagna o scelsero la strada della clandestinità in città, il loro antifascismo fu una cosa semplice e schietta. Con le loro gesta dimostrarono che nella vita si può e si deve osare, anche quando tutto sembra perduto.

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Dalla quarta di copertina:

Valerio Monteventi non è si mai aggrappato alle tradizioni familiari, solo quella antifascista non ha mai voluto scrollarsela di dosso. E non era soltanto questione di cultura politica o di un albero genealogico in cui parecchi suoi congiunti risultavano essere stati partigiani. Lui, coi fascisti, ci dovette fare i conti fin dal lontano 7 febbraio 1973, quando, alla fermata dell’autobus, gli fecero la posta in sei, armati di spranghe e tirapugni. In quell’occasione, essere avvezzo alle mischie del rugby gli fu d’aiuto, riuscì a districarsi e restare in piedi, ma un tondino di ferro gli cascò sulla testa.

Del resto, qualche mese prima, a causa di una baruffa con un’altra squadraccia nera, fu costretto a conoscere le celle e il bugliolo del carcere minorile del Pratello.

La sua è una scelta di campo che si ritrova anche in tutti i suoi altri libri usciti in questi anni.

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