Vag61: la scintilla, la riapertura, la forza collettiva

Lo scorso 1° maggio un incendio ha colpito l’esterno di Vag61. È stato un momento difficile, inaspettato, che ci ha costretto a chiudere lo spazio e a sospenderne le attività. Ma Vag61 non si è mai davvero fermato.
Fin da subito, tantissime persone e realtà solidali ci hanno fatto sentire la loro vicinanza, offrendo tempo, competenze, sostegno economico. È arrivato il momento di restituire il percorso di questi mesi, una storia che parla della forza di una comunità che non si arrende, che ricostruisce, che continua a immaginare e praticare spazi di libertà.

Nei giorni scorsi siamo riuscite/i a recuperare e realizzare Li/ber, il festival che avevamo dovuto rimandare: tre giorni pieni di incontri, parole, pagine, musica e corpi che hanno riattraversato lo spazio, ricordandoci perché facciamo quello che facciamo: l’autogestione.

Riaprire Vag61 non sarebbe stato possibile senza tutte le singole persone e le esperienze collettive che in questi mesi ci hanno sostenuto, non solo da Bologna ma anche da Firenze, Genova e tanti altri luoghi resistenti.

In questi mesi avete partecipato alla campagna di sostegno al ripristino dello spazio con una generosità straordinaria: in poco più di tre mesi abbiamo raccolto quasi 15.000 euro, una cifra impensata, che ci ha permesso di guardare avanti e cominciare a ricostruire.

Ci sembra quindi giusto e necessario raccontarvi a cosa sono serviti i vostri contributi:

  • per rifare l’impianto elettrico, danneggiato dall’incendio
  • per ricostruire la tettoia esterna
  • per installare nuove tapparelle al piano di sopra, utili al doposcuola Solidale Vag61 e alla messa in sicurezza dell’archivio del Centro di documentazione dei movimenti Lorusso-Giuliani
  • per delle nuove porte, che verranno montate a breve
  • per lo smaltimento dei rifiuti causati dall’incendio
  • per sistemare l’impianto idraulico
  • Per permettere al nostro spazio libero e autogestito di sopravvivere a diversi mesi senza possibilità di autofinanziamento

Ogni contributo arrivato è atto politico: il mutualismo non è parola d’altri tempi, ma pratica viva; la cura reciproca è un atto rivoluzionario; la collettività, quando si organizza, può davvero ricostruire ciò che il potere vorrebbe cancellare. Come le lotte per la Palestina ci hanno insegnato in questi mesi.
Riparare le mura di Vag61 significa ridare corpo a un progetto comune, ma soprattutto riaffermare un principio semplice e radicale: nessuno spazio di libertà si difende da solo.
Il vostro sostegno ci permette di ripartire, ma anche di rilanciare: più forti, più consapevoli, più determinati a tenere aperte le porte di un luogo che appartiene a tutte e tutti.

Oggi, Vag61 è di nuovo vivo. Gli spazi si stanno riempiendo, gli incontri riprendono, le idee tornano a circolare. Tutto questo non è stato semplice, ma è stato possibile grazie a una rete di affetto e sostengo che ha scelto, ancora una volta, di credere nel valore degli spazi autogestiti, che sa bene quanto questi rappresentino una ricchezza per la collettività.

Concludiamo con un grande grazie: a chi ha dato una mano concreta, a chi ha condiviso un evento, a chi ne ha organizzato uno a sostegno della raccolta fondi, a chi ha partecipato a una serata o semplicemente ci ha mandato un messaggio.

La scintilla che ha attraversato Vag61 non si è spenta: si è trasformata in cura e desiderio di continuare.
Ci vediamo ancora e presto in Via Paolo Fabbri 110!

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