Mailbombing per “Unplanned”

Condividiamo da Staffetta:

Riceviamo e ripublichiamo l’appello del collettivo Mujeres Libres per il boicottaggio del documentario antiabortista di cui abbiamo già parlato in questo articolo. La novità è che la proiezione è in programma anche al cinema Chaplin in Saragozza. Invitiamo tutt* a partecipare a questa importante iniziativa.

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Cosa fare per partecipare al mailbombing:

– copia e incolla nella mail il testo che trovi in fondo al post o a questo link
– aggiungi come oggetto “UNPLANNED – RICHIESTA ANNULLAMENTO PROIEZIONE”
– manda la mail a amministrazione@cinebo.it e a cineforumimage@gmail.com.

Il film, di cui vogliamo boicottare la proiezione è “UNPLANNED – LA STORIA DI ABBY JOHNSON”, prodotto e distribuito da Dominus Production e verrà proiettato dal Cinema Fossolo e dal Cinema Chaplin.

Questo docufilm si prefigge di trattare la questione dell’aborto come omicidio del feto, affermando che “sia l’uccisione di una vita innocente nel grembo materno, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito”. Se anche tu sei stancx di queste narrazioni, bombarda di mail il cinema!

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OGGETTO: “Unplanned”: richiesta annullamento proiezione

Gentilissime e Gentilissimi,

nella programmazione del cinema Fossolo di Settembre abbiamo notato la proiezione di “Unplanned. La storia vera di Abby Johnson”. Riteniamo che il film in questione sia lesivo della dignità delle donne, irrispettoso delle scelte che compiono e scientificamente infondato.

Nel film viene propinata l’idea che l’aborto – e citiamo testualmente – “sia l’uccisione di una vita innocente nel grembo della propria madre, luogo in cui, grande paradosso, un bambino dovrebbe essere maggiormente custodito” colpevolizzando e giudicando le decisioni individuali delle persone che scelgono di abortire. Anche solo questa citazione risulta faziosa. È inesatto infatti parlare di “bambini”. La letteratura scientifica preferisce parlare, nei primi tre mesi di gravidanza, di embriogenesi e di aggregato di cellule, nessun bambino quindi.

Nel film viene mostrata la scena di un aborto a cui assiste sbigottita Abby Johnson, è chiaro che la protagonista sia atterrita da ciò che vede perché, anche in questo caso, non c’è alcun fondamento scientifico: prima di tutto viene mostrata la pratica dell’aborto di un embrione alla dodicesima settimana ma quello che viene presentato sullo schermo sembra essere invece ben formato, come se si trattasse di un feto al nono mese; altro elemento scientificamente infondato è il fatto che l’aborto chirurgico nel film viene sottoposto ad una paziente orientata, lucida e collaborante che soffre visibilmente, quando in medicina gli aborti chirurgici vengono eseguiti di consuetudine in anestesia totale o comunque premurandosi che la paziente non soffra.

Ultimo elemento, ma forse tra i più importanti, il fatto che nel film viene proposta l’immagine fantascientifica di un embrione che si ribella all’aborto, convinzione avvalorata nel film da Johnson che dichiara nel suo diario che “vedere il bambino che lottava e resisteva allo strumento di aborto, mi ha fatto capire che c’era una vita umana nel grembo”. Una relazione pubblicata dal “British Medical Journal” dal dottor Stuart Derbyshire, psicologo presso l’università di Birmingham sostiene che i feti non siano in grado di provare dolore. Il dottor Derbyshire sostiene che, durante la gestazione, i meccanismi che consentono di avvertire il dolore, tra cui le terminazioni nervose e le reazioni ormonali, si sviluppano entro la ventiseiesima settimana. A suo parere, tuttavia, il fattore cruciale è la nascita stessa. “Il dolore è un fenomeno che deriva dalla nostra esperienza e che si sviluppa grazie allo stimolo e all’interazione umana”, ha affermato, “Comprende concetti quali l’ambiente, sensazioni di fastidio e percezione del dolore”, ha dichiarato al sito della BBC.

Lo studio da lui condotto sostiene che nell’utero il feto è di fatto addormentato a causa dell’ambiente chimico fornito dalla placenta. Al momento della nascita, il mondo degli stimoli si dischiude attivando le vie del dolore del bambino.

“Il dolore diventa possibile a causa di uno sviluppo psicologico che inizia alla nascita quando il bambino viene separato dall’atmosfera protetta dell’utero e stimolato a svolgere le attività tipiche dello stato di veglia”, ha affermato il dottor Derbyshire.

Nella “scheda didattica” del film, al punto 4, sotto la voce “lettura Biologica” viene riportato il numero annuo di decessi per aborto presentato dall’ Oms, che è di “150 donne in Europa (e nel resto del mondo decine di migliaia)”. La cifra si aggira circa sui 47mila casi di morte per aborto, quello che non viene spiegato, o volutamente omesso, nella scheda è che la causa di morte non è l’aborto in sé ma l’aborto clandestino o non sicuro.
Le donne in questo caso sono vittime di un sistema legislativo che di fatto non permette l’accesso a cure mediche di base. Nella scheda didattica si afferma inoltre che la pillola per l’interruzione di gravidanza (RU486),“moltiplica per dieci volte il rischio di morte”, in realtà i rischi dell’assunzione della Ru, secondo il parere dei medici, sono ridotti rispetto a quelli dell’aborto chirurgico (quello mediante isterosuzione o raschiamento) poiché si tratta di una pratica molto meno invasiva e che non prevede alcun contatto con i genitali interni della paziente. Viene specificato dagli esperti che la pillola abortiva, come qualunque altro farmaco, presenta controindicazioni ed effetti collaterali ben descritti nel foglietto illustrativo e dal personale sanitario. Il maggior numero di decessi per ivg tramite Ru è stato registrato negli Stati Uniti: 14 casi su 1,52 milioni, meno dello 0,001%. Tra le cause di morte associate all’assunzione della RU486 viene segnalata in alcuni paesi la comparsa di infezioni batteriche letali: quella da Clostridium sordellii, da Clostridium Septicum, da Clostridium Perfringens e da streptococco. Ma, considerato che in passato il farmaco non era disponibile in forma orale, ma veniva somministrato per via intravaginale, non è difficile credere che, in condizioni di scarsa igiene, in seguito alla terapia potessero insorgere complicazioni di questo tipo. E in particolare nel caso di aborti clandestini; ritorniamo quindi al problema della reale accessibilità alle cure mediche che alcuni stati vietano.

Nelle ultime righe del punto 4 di questa scheda didattica viene citata la “sindrome post abortiva (PSA)” affermando che si tratti di una serie di disturbi ossessivi e suicidari tale da far vivere alla persona che ha abortito una sorta di “schizofrenia”. L’associazione Luca Coscioni, associazione autorevole che si batte per i diritti civili e il diritto alla scienza, afferma che la sindrome post abortiva “non è riconosciuta da alcuna società scientifica e non trova posto in alcuna nosografia”, di nuovo informazioni senza alcun fondamento scientifico.

Proprio perché sono stati presentati in maniera così dettagliata dati che risultano essere parziali, ci teniamo a fornire anche noi alcuni dati rilevanti riguardo l’aborto:
>> 24 paesi in tutto il mondo non consentono l’accesso all’aborto in NESSUN CASO.
> 90 milioni di donne in età riproduttiva vivono in questi paesi, il 5% delle donne nel mondo;
>> 42 paesi garantiscono l’aborto SOLO quando la vita della donna è a rischio.
> 360 milioni di donne in età riproduttiva vivono in questi paesi, il 22% delle donne nel mondo;
>> alcuni paesi consentono l’aborto SOLO per motivi sanitari o terapeutici.
> 225 milioni di donne in età riproduttiva vivono in questi paesi, il 14% delle donne nel mondo.

Questo significa che 675 milioni di donne nel mondo non hanno accesso in maniera libera, gratuita e sicura all’aborto.

In Italia in media il 66,7 % dei medici sono obiettori di coscienza, sfiorando il 90% in alcune regioni e rendendo di fatto inaccessibile l’accesso all’ivg.

Per le motivazioni di cui sopra, chiediamo di togliere la proiezione del documentario “Unplanned. La storia vera di Abby Johnson”, nonché eliminarlo dal programma del Cinema stesso.

Riteniamo che la diffusione di informazioni errate, così come la manipolazione e la diffusione di dati errati e/o ommessi atti ad appoggiare un’ideologia cattolica e fascista danneggi gravemente non solo l’informazione scientifica all’interno della sfera medica riguardante l’ivg, ma miri a ledere i diritti di scelta delle donne reiterando processi di colpevolizzazione e controllo sul corpo delle donne e delle persone gestanti mediante discorsi falsi e scientificamente errati.

Pertanto, chiediamo quindi l’annullamento della proiezione e una presa di distanza dal film, da tutte le informazioni che mira a divulgare, così come i discorsi alla base delle suddette, dai movimenti catto-fascisti – guidati dalle destre mondiali- e da qualsiasi Associazione appoggi tali movimenti e discorsi.

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