Le giornate del No-Ocse

VENERDI’ 12 GIUGNO’020 alle 19

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Le mobilitazioni bolognesi che anticiparono il luglio 2001 contro il G8 a Genova.

Venerdì 12 giugno 2020, alle ore 19, diretta Facebook e assemblea telematica, organizzata dal Centro di documentazione dei movimenti “Francesco Lorusso – Carlo Giuliani”.

 

Per raccontare, a vent’anni di distanza, Bologna e le giornate del No-Ocse (12/15 giugno 2000), la nascita di un nuovo movimento che diede la sveglia alla città.

Vent’anni fa anche a Bologna cominciò a farsi sentire il vento di Seattle, il movimento contro la globalizzazione neoliberista arrivò nelle strade della nostra città e produsse una mobilitazione di 4 giorni, dal 12 al 15 giugno 2000, per contestare e bloccare il vertice dell’Ocse, in cui sarebbero arrivati i ministri dell’industria dei 29 paesi più industrializzati del pianeta, insieme ai rappresentanti delle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di firmare la “Carta di Bologna”: il manifesto della new economy per aprire le porte della globalizzazione alle piccole imprese.

Quello dell’Ocse a Bologna era uno di quei summit internazionali in cui, a porte chiuse, si parlava di globalizzazione e di sviluppo economico, di competitività e di produttività, di delocalizzazioni e flessibilità della mano d’opera, in barba ai diritti dei lavoratori.

I no-global bolognesi si diedero il nome di “No-Ocse”, costituirono Contropiani, una rete di realtà sociali che, attraverso un’assemblea settimanale, diede vita a un luogo pubblico di discussione e di azione, aperto a chiunque si riconoscesse nella lotta per la globalizzazione dei diritti. Contropiani era un nome collettivo, un’identità, non un coordinamento di sigle. Si ritrovarono in quel contesto attivisti sociali e politici di tre generazioni, diversi di loro appartenevano anche ad associazioni, centri sociali, organizzazione politiche, collettivi, molti altri no.

Per cominciare, il primo obiettivo era bloccare il vertice Ocse e per dare gambe alla parola d’ordine della globalizzazione dei diritti, si lanciarono idee come la libera circolazione delle persone, il salario minimo globale, la sicurezza sui posti di lavoro e il libero accesso ai saperi.

Si cominciò ad intravvedere un nuovo movimento che, passo dopo passo, iniziò a farsi sentire: nelle settimane di preparazione e di avvicinamento al contro-vertice, nel corteo dei diecimila contro Forza Nuova del 13 maggio 2000, nelle manifestazioni di piazza nei giorni di giugno del Convegno dell’Ocse, nei blocchi, nei sit-in, nelle attività di controinformazione, nei seminari, nel boicottaggio telematico, nella costruzione di un network massmediale indipendente, con mediattivisti in strada, pool di radio e un giornale (Zero in condotta), con lo street rave antiproibizionista del 24 giugno.

Quali erano i suoi soggetti sociali di riferimento? Da un’assemblea di Contropiani: “L’operaio comune di una fabbrica di tondini nel biellese che partecipa alla campagna di boicottaggio delle reti berlusconiane, il detenuto con competenze elettrotecniche che riesce a sabotare l’impianto interno di diffusione radio del carcere, la donna che in piazza San Pietro, con un impianto di amplificazione improvvisato, lancia al massimo volume “a mezzanotte va la ronda femminista…”, l’obiettore di coscienza che scippa il microfono a un generale guerrafondaio durante la celebrazione delle Forze Armate”.

I simboli dei No-Ocse erano il carrello della spesa per affermare che “i nostri corpi non sono in vendita” e il caschetto anti-infortunio che usano gli operai come protezione, per denunciare “la strage quotidiana di morti sul lavoro”.

Lo stile dell’azione stava nella modalità con cui venne convocata la giornata di “show down” del 14 giugno.

Tutta la giornata in tutta la città:

CON-TESTA-AZIONE e SCIOPERO di CITTADINANZA

TUTTE E TUTTI IN PIAZZA/ IN STRADA PER IMPEDIRE/BLOCCARE/DISTURBARE/BOICOTTARE/ SABOTARE/CONTESTARE/RIDICOLIZZARE IL VERTICE OCSE.

Una grande catena assediante composta dalle tante diversità e sensibilità, quattro-cinque punti di concentramento attorno a piazza Maggiore. Una battaglia di logoramento e di blocco, più che di scontro frontale.

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