Su la testa! Festival della letteratura antifascista

VENERDI’ 1 – SABATO 2 – DOMENICA 3 DICEMBRE’017

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Su la testa! Festival della letteratura antifascista

Tre giorni di incontri, libri, musica, cibo, socialità, un’assemblea e un convegno

Con Adelmo Cervi, Leonardo Bianchi, Resistenze in Cirenaica, Wu Ming 1, Davide Conti, Valerio Renzi, Maddalena Cammelli, Guido Caldiron, Banda POPolare dell’Emilia rossa, Nodo sociale antifascista e altr*…

SU LA TESTA!

L’Europa dei vincoli finanziari e dei patti di stabilità, oltre ad essere schienata sui diktat dell’ideologia liberista, ha subìto senza battere ciglio i ricatti sul debito pubblico della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Queste scelte politiche dei governi europei, insieme alla crisi, hanno trascinato interi settori delle popolazioni del vecchio continente verso una disoccupazione di massa e una precarietà generalizzata. Sono state imposte direttive tendenti allo stato sociale minimo, in cui il salario indiretto dei precari e dei lavoratori, sotto forma di diritti esigibili, è stato brutalmente massacrato. I perni dello stato sociale (scuola, edilizia pubblica, assistenza, sanità e previdenza), sono stati demoliti a colpi di piccone.

Il processo di unificazione europea, incentrato sull’unificazione bancaria, con la sua macchina di compressione sociale, ha prodotto un effetto di rigetto e di reazione nazionalistica che ha raggiunto livelli drammatici. Insieme all’Europa finanziaria si è consolidata anche un’Europa fortezza che prima ha alimentato le guerre commerciali e militari, poi ha risposto all’esodo procurato di milioni di persone che fuggivano dalla guerra e dalla fame con lager etnici, muri, fili spinati, respingimenti e annegamenti di massa nel mare Mediterraneo. Da un lato, dunque, si è prodotta un’apertura delle frontiere per i capitali, per le merci e per l’informazione, dall’altro c’è stata una rigorosa chiusura per gli esseri umani.

Marciando sulle peggiori pulsioni della popolazione, vengono agitati lo spauracchio dell’invasione degli stranieri e l’ossessione del pericolo musulmano, utilizzando retoriche populiste, fondate sull’antisemitismo, sulla discriminazione delle minoranze etniche, religiose e sessuali, sul fondamentalismo, sulla guerra alla società multiculturale, sul nazionalismo estremo. Politiche che hanno prodotto una generalizzazione degli stati di paura e di panico, la crescita dell’aggressività razzista, la difesa arrogante del privilegio e il riaffacciarsi sulla scena di raggruppamenti che si ispirano al fascismo e al nazismo. I/le migranti, i/le poveri/e, i/le diversi/e, chi lotta per una diversa qualità della vita e della libera scelta di disporre del proprio corpo, sono i “bersagli”.

Oltre a queste “spiacevoli eredità”, si è aperta anche la diga ad un’ondata di destra che ha abbandonato i tratti marginali dell’estremismo dei gruppi neo-fascisti e neo-nazisti e ha prodotto una nuova generazione di partiti della destra radicale, capaci di condizionare, con numeri e percentuali elettorali, il potere politico in vari paesi, se non addirittura di essere determinanti o di finire a capo di coalizioni governative. Qualunque sia il travestimento di chi alimenta razzismo, antisemitismo e xenofobia, dalla “giacca e cravatta” ai bomber di Forza Nuova, dai fazzoletti verdi dei leghisti alle tartarughe di CasaPound, dalle celebrazioni nostalgiche col saluto romano di Lealtà e Azione ai comitati contro il degrado o contro l’arrivo dei profughi, unica è la strategia: alimentare la paura sociale per fare passare un grande disegno di restaurazione fondato sul ritorno al predominio nazionale, sull’integralismo dell’assoluta libertà del mercato, sull’identità di razza e sul fondamentalismo religioso.

Su questi tratti hanno costruito le loro fortune movimenti e partiti ultranazionalisti. Da questo punto di vista, nazionalismo, xenofobia, paura dei diversi non sono solo tratti identitari delle nuove destre. Sono anche elementi alla base degli indirizzi politico/sociali delle nuove legislazioni securitarie europee di cui il decreto Minniti/Orlando in Italia è la declinazione concreta. E Bologna non fa eccezione, se pensiamo alla recente applicazione da parte del Comune del Daspo urbano introdotto proprio da queste normative: anche nella nostra città si criminalizzano il povero e lo straniero, si agita lo spettro della sicurezza e del “decoro”, si erigono muri anche sotto i portici. Così come non fa eccezione il nostro quartiere, la Cirenaica, se c’è chi pensa di poterne attraversare le strade sfregiando la memoria della Resistenza com’è avvenuto con la lapide partigiana di via Bentivogli.

Per tutte queste ragioni abbiamo deciso di organizzare “Su la testa! Festival della letteratura antifascista”, che dall’1 al 3 dicembre propone tre giorni di incontri, libri, musica, cibo, socialità, un’assemblea e un convegno. Tre giorni per parlare di passato e presente, di nazionalismi e populismi, di cultura e di iniziativa antifascista. Su la testa!

Vag61 – Spazio libero autogestito

:: Venerdì 1 dicembre

Serata a cura di Resistenze in Cirenaica

– ore 18,30: presentazione del libro di Davide Conti “Gli uomini di Mussolini” (Einaudi Storia – 2017) [info]. Dialogheranno con l’autore Wu Ming 1 e Renato Sasdelli, autore di “Fascismo e tortura a Bologna” (Pendragon, 2017)

ore 20: cena sociale di autofinanziamento

ore 20.30: presentazione del terzo volume de «I quaderni di Cirene», a cura di Resistenze in Cirenaica. Il numero, interamente dedicato ai «relitti fascisti» nelle nostre città (architetture controverse, monumenti e toponomastica) include anche l’inchiesta di Wu Ming 1 “Predappio Toxic Waste Blues”. Con la partecipazione di Davide Conti

– ore 21.30: reading/concerto sui relitti fascisti. Testi e voci di Jadel Andreetto e Wu Ming 1. Musiche del Bhutan Clan

:: Sabato 2 dicembre

– ore 15: convegno “Nuovi fascismi e rigurgiti nazi, populismi e nazionalisimi, in Italia e in Europa”, con:

Maddalena Cammelli (autrice di “Fascisti del terzo millennio. Per un’antropologia di CasaPound”, edizioni Ombre Corte – 2015)

Valerio Renzi (autore di “La politica della ruspa”, Edizioni Alegre – 2015)

Guido Caldiron (giornalista che da molti anni si occupa di nuove destre e di sottoculture giovanili; ha collaborato con radio e TV italiane e del resto d’Europa e scrive per Il Manifesto e Micromega; tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: “Wasp – L’America razzista dal Ku Klux Clan a Donald Trump”, “L’impero invisibile”, “La destra sociale”, “Populismo globale”, “I fantasmi della République”, “Estrema destra” e “I segreti del Quarto Reich”)

Nodo sociale antifascista (Bologna)

– ore 18,30: presentazione del libro “La gente” di Leonardo Bianchi (Minimum fax – 2017), con l’autore e Wu Ming 1 [info]

– ore 20,15: cena sociale di autofinanziamento

 – ore 21,15: chiacchierata con Adelmo Cervi (autore del libro “Io che conosco il tuo cuore”, Piemme – 2014)

– ore 22,15: concerto della Banda POPolare dell’Emilia Rossa [info]

:: Domenica 3 dicembre

– ore 10: assemblea cittadina tra le realtà antifasciste bolognesi

+++ Corner libri: Libreria modo infoshop – Bologna

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Gli uomini di Mussolini (Einaudi Storia – 2017), di Davide Conti

Alla fine della Seconda guerra mondiale molti tra i piú alti vertici militari delle Forze armate italiane avrebbero dovuto rispondere di crimini di guerra. Nessuno venne mai processato in Italia e all’estero. A salvarli furono gli equilibri della Guerra fredda e il decisivo appoggio degli alleati occidentali grazie a cui l’Italia eluse ogni forma di sanzione per i suoi militari. Diversi di loro furono reintegrati negli apparati dello Stato come questori, prefetti, responsabili dei servizi segreti e ministri della Repubblica e coinvolti nei principali eventi del dopoguerra: il referendum del 2 giugno; la strage di Portella della Ginestra; la riorganizzazione degli apparati di forza anticomunisti e la nascita dei gruppi coinvolti nel «golpe Borghese» e nel «golpe Sogno» del 1970 e 1974. Il loro reinserimento diede corpo a quella «continuità dello Stato» che rappresentò una pesante ipoteca sulla storia repubblicana. Attraverso documenti inediti, Conti ricostruisce vicende personali, profili militari, provvedimenti di grazia e nuove carriere nell’Italia democratica di alcuni dei principali funzionari del regime di Mussolini.

Nel corso degli ultimi anni la storiografia si è occupata approfonditamente dei crimini di guerra italiani all’estero durante il secondo conflitto mondiale e delle ragioni storiche e politiche che resero possibile una sostanziale impunità per i responsabili. Meno indagati sono stati i destini, le carriere e le funzioni svolte dai «presunti» (in quanto mai processati e perciò giuridicamente non ascrivibili nella categoria dei «colpevoli») criminali di guerra nella Repubblica democratica e antifascista. Le biografie pubbliche dei militari italiani qui rappresentate sono connesse da una comune provenienza: tutti operarono, con funzioni di alto profilo, in seno all’esercito o agli apparati di forza del fascismo nel quadro della disposizione della politica imperiale del regime, prima e durante la Seconda guerra mondiale. La gran parte di loro venne accusata, al termine del conflitto, da Jugoslavia, Grecia, Albania, Francia e dagli angloamericani, di crimini di guerra. Nessuno venne mai processato in Italia o epurato, nessuno fu mai estradato all’estero o giudicato da tribunali internazionali, tutti furono reinseriti negli apparati dello Stato postfascista con ruoli di primo piano. Le loro biografie dunque rappresentano esempi significativi del complessivo processo di continuità dello Stato caratterizzato dalla reimmissione nei gangli istituzionali di un personale politico e militare non solo organico al Ventennio ma il cui nome, nella maggior parte dei casi, figurava nelle liste dei criminali di guerra delle Nazioni Unite.

La gente. Viaggio nell’italia del risentimento (Minimum fax – 2017), di Leonardo Bianchi

Dieci anni fa usciva La casta, un libro che ridefiniva il discorso politico italiano: la fine dei partiti tradizionali, l’odio per le élite in generale, l’indignazione di chi si sentiva escluso e defraudato. Oggi quel risentimento si è rovesciato in orgoglio: la fine della politica come la conoscevamo non ha generato un vuoto, ma una galassia esplosa di esperienze tra il grottesco, il tragico e l’apocalittico. Dai forconi alle sentinelle in piedi, dai «cittadini» che s’improvvisano giustizieri alle proteste antimigranti, La Gente è il ritratto cubista dell’Italia contemporanea: un paese popolato da milioni di persone che hanno abbandonato il principio di realtà per inseguire incubi privati, mentre movimenti politici vecchi e nuovi cavalcano quegli incubi spacciandoli per ideologie. Leonardo Bianchi ha scritto il miglior reportage possibile su un paese che non si può raccontare se non a partire dalle sue derive, e l’ha fatto seguendo ogni storia con la passione di un giornalista d’altri tempi, il rigore dello studioso che dispone di una prospettiva e di un respiro internazionali, e un talento autenticamente narrativo, capace di attingere a una ferocia e a una forza profetica degne di un romanzo di James Ballard.

Banda popolare dell’Emilia rossa

Il 25 aprile 2011 nasce la Banda POPolare dell’Emilia Rossa in piazza Grande a Modena.

Il nostro intento è stato fin dal primo momento fare politica rivoluzionaria, militante ed anticapitalista attraverso una delle forme di comunicazione più diretta, efficace ed emozionate che esistano, la musica….senza naturalmente rinunciare alla “balotta”.
Il nome ed il simbolo della nostra banda traggono palesemente origine da una distorsione un po’ sarcastica e un po’ Warholiana del nome di quella famosa Banca emiliano-romagnola che oggi rappresenta uno dei simboli del capitalismo e della degenerazione del cosiddetto “modello emiliano”, un modello ormai rosso solo a parole…ma in realtà manco a parole.

La Banda è un gruppo proletario composto da delegati Rsu Fiom delle più importanti fabbriche metalmeccaniche di Modena, tra cui Ferrari, Maserati, Terim e Crown, un insegnante, un disoccupato in cerca di fortuna, un musicista precario e uno che più di precario di così non si può e da una studentessa in attesa chimerica di futura occupazione (“fragile desiderio e mai niente di più”). Definiamo il nostro genere musicale col termine “internazionalista” perchè è e vuole essere fuori da qualsiasi schema predefinito che non siano l’unità e solidarietà delle classi subalterne anche in ambito musicale ed artistico oltre ogni frontiera. Abbiamo all’attivo due dischi totalmente autofinanziati ed autoprodotti, Rivoluzione Permanente (2013) ad oggi oltre 1500 copie CD vendute e Viva la lotta partigiana (2016) ad oggi circa 1000 copie CD vendute,in cui uniamo a brani inediti di nostra composizione canzoni di lotta tradizionali del movimento operaio riarrangiate in diverse chiavi che ne esaltino il testo ma anche l’energia musicale. Facciamo altresì tesoro di importanti ricerche in materia di canzoni popolari come quelle svolte da Gianni Bosio e dall’istituto De Martino negli anni sessanta. La sillaba “POP” di “POPolare” nel nome della Banda è un chiaro quanto umile riferimento ed omaggio agli “Area”, Band rivoluzionaria cui NON ci rifacciamo (non ne saremmo in grado) in termini di stile perchè assolutamente inimitabili e non più riproducibili ma cui ci rifacciamo in quanto a spirito e a carica sovversiva e anticapitalista.

Mai come in questa nostra epoca è necessario alzare la testa e difendere con orgoglio le tradizioni di lotta del movimento operaio anche dal punto di vista culturale e artistico. Da troppi anni stanno cercando di cancellare l’identità del proletariato. Con orgoglio e in ogni ambito dobbiamo impedirlo e continuare a sostenere che è la classe operaia il motore di questa società ed è la classe operaia che può guidare l’umanità all’abbattimento del capitalismo per costruire una società nuova, diversa, migliore; una società comunista! Per questo oggi più che mai sono attuali le ragioni e gli ideali della Resistenza.

La Banda POPolare dell’Emilia Rossa si ispira nel costruire la propria produzione artistica ad un principio di fondo ben espresso da Karl Marx “il denaro deve essere solo un mezzo per l’arte che deve essere il fine e non viceversa”.

Chiariamo a scanso di equivoci che non ci interessa “diventare famosi” e per questo non accettiamo di suonare ovunque ci chiedano di andare. Non suoniamo in feste di partiti o movimenti che appoggiano la linea di Marchionne, il liberismo, votano la cancellazione dell’art.18, la privatizzazione di ogni bene pubblico, la TAV ecc. Gli ideali vengono prima di tutto e noi non siamo in vendita…

Il nostro motto è quello di Andrè Breton:

Indipendenza dell’arte – per la rivoluzione.
La rivoluzione – per la liberazione definitiva dell’arte

I membri della Banda popolare dell’Emilia rossa:

Francesca Parlati, studentessa precarissima (Tastiera e Voce)
Giuseppe Violante, Rsu Fiom Maserati (Batteria)
Matteo Parlati, Rsu Fiom Ferrari (Basso)
Marco Pastorelli, Rsu Fiom Crown (Percussioni autoprodotte)
Valerio Chetta, musicista a ore (piano e Hammond),
Jean Pierre Cronod (Violino),
Massimo Caruso, musico-Logo (chitarre)
Paolo Brini, Comitato Centrale Fiom (Voce)

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