GIOVEDI’ 15 GENNAIO’026


CONTRO LA REPRESSIONE DELLE ANTIFASCISTE E DEGLI ANTIFASCISTI PER I FATTI DI BUDAPEST 2023, PER LA DIGNITÀ CHE NON SI PIEGA, PER LA NOSTRA RABBIA ANTIFASCISTA
Ci sono nomi che non chiedono di diventare simboli, ma vengono trascinati oltre il loro corpo, fino a diventare linee di frontiera.
Maja è uno di questi nomi: un nome che lo Stato di estrema destra ungherese prova a trasformare in monito, mentre per noi resta un varco, una domanda aperta sulla libertà.
In vista della giornata internazionale di mobilitazione europea del 15 gennaio a lei dedicata, ad una settimana prima della sentenza prevista per lei e per Gabri del 22 gennaio, VAG61 esprime solidarietà a Maja, antifascista detenutə ed estradatə illegalmente in carcere in Ungheria in cui si trova da più di 500 giorni in regime di isolamento, rischiando di scontare 24 anni in queste condizioni disumane.
Maja si trova in carcere senza alcuna prova reale a suo carico, ci son solo supposizioni e nessuna prova concreta, nessun testimone che l’abbia riconosciuta per i fatti di cui è imputatə. È evidente che per il governo ungherese la colpa di Maja è di essere antifascist3 e non-binary. Maja è colpita per il suo impegno politico.
La sua vicenda non è un caso isolato, insieme a Maja altr3 antifascist3 sono imputat3 per gli stessi fatti.
A fine gennaio il Tribunale di Parigi si pronuncerà sulla richiesta di estradizione per Gino e Zaid, a Dusseldorf in Germania inizia il processo per altr3 imputat3 attualmente in carcere in Germania. La vicenda di Maja e di tutt3 l3 antifascist3 imputat3,è un filo che attraversa l’Europa e ne mostra le cuciture più dure.
Racconta di cooperazioni giudiziarie che diventano catene, di confini che si chiudono come porte sbattute, di tribunali che si prestano a fare da cinghia di trasmissione a un potere che teme chi non accetta di essere spettatore.
Il modello ungherese è un modello che tutte le destre europee stanno emulando e riproducendo, compreso il nostro paese.Viviamo un tempo in cui il fascismo non si nasconde più: si normalizza, si traveste da ordine, si infiltra nelle parole comuni.
E mentre avanza, l’antifascismo viene isolato, ridotto a problema, a devianza, a colpa.
Ma l’antifascismo non è un reato:
è memoria che non si lascia archiviare, è pratica quotidiana di dignità, è la scelta ostinata di non voltarsi dall’altra parte.
Colpire Maja significa tentare di spezzare legami, di trasformare la solidarietà in sospetto, il coraggio di smascherare i nuovi fascismi in minaccia di ordine pubblico. È un tentativo di riscrivere il senso stesso della giustizia, di farci credere che la libertà sia un privilegio e non un diritto da difendere insieme.
Non ci riusciranno.
Nella giornata internazionale di solidarietà, ci uniamo alle voci che, da città diverse e da storie diverse, affermano ciò che nessuna repressione può cancellare: che le idee non si processano, che le sbarre non fermano la dignità, che la distanza non spezza le relazioni quando queste nascono dalla lotta e dalla cura reciproca.
Siamo parte di questa storia, e continueremo a esserlo. Perché la parte giusta non è un luogo: è un gesto, una scelta, un cammino condiviso.
Libertà per Maja, chiediamo il suo ritorno in Germania e la liberazione di tutt3 l3 antifascist3 perseguitat3 da Orban.
FREE MAJA! FREE ALL ANTIFA!
Nessun processo, nessuna estradizione, l’antifascismo non è reato. Antifascismo sempre.
