30k di multa… per aver alzato la voce contro il sistema

Piena solidarietà a chi è stata/o colpita/o dalla repressione sistematica del nuovo dl sicurezza.

Le multe fino a 30.000 euro notificate agli attivisti del corteo contro la visita di Christine Lagarde dichiarano la gravità del sistema repressivo attuale. Basta alzare la voce contro un sistema oppressivo perché lo stesso non ne ammetta più alcuna.
Non si tratta di sicurezza, ma di controllo sistematico.
Contestare l’uso di un megafono significa colpire la possibilità stessa di prendere parola. Significa dire che la città può essere sì attraversata ma in silenzio, che il dissenso non è accettato in alcun modo.

Le nuove norme sulla sicurezza costruiscono un recinto sempre più stretto. Tutto ciò che esce dai suoi confini – cortei spontanei, assemblee di strada, contestazioni improvvise – produce un costo esoso, un rischio economico concreto, un modo per scoraggiare chiunque dall’esporsi e dalla lotta contro le ingiustizie sistematiche.

Di fronte a questo, la nostra risposta è una sola: solidarietà piena a chi è stata/o colpita/o.
Solidarietà come pratica, come rete che si allarga quando qualcuna/o viene isolata/o, come gesto politico che non si lascia intimidire da cifre sproporzionate o da interpretazioni estensive della legge.

Rivendichiamo il diritto di attraversare insieme la città, di dire che qualcosa non va, di non dover chiedere permessi per (r)esistere nello spazio pubblico.
Rivendichiamo il diritto di non essere ridotti al silenzio da sanzioni che mirano più alla paura che alla legalità.

Le strade non sono un favore concesso dall’alto. Sono il luogo in cui si costruiscono legami, conflitti, immaginari. E ogni volta che qualcuno prova a chiuderle, qualcun altro le riapre.

La solidarietà non si multa.
Il dissenso non si sequestra.
La città rimane viva finché la attraversiamo.

Questa voce è stata pubblicata in Comunicati, Home. Contrassegna il permalink.