MARTEDI’ 20 GENNAIO ‘026 h.18:30 Piazza del Nettuno

Nel tempo in cui le ombre tornano a rivendicare il diritto di governare il mondo, nel tempo in cui dottrine di odio si rivestono nuovamente di sacralità e disciplina, la Rivoluzione del Rojava si trova oggi al centro di un assedio che va ben oltre i suoi confini geografici.
Nelle ultime ore, le forze governative e le milizie jihadiste hanno intensificato gli attacchi contro l’amministrazione democratica del Nord-Est della Siria. Non si tratta soltanto di avanzate armate, ma di un tentativo sistematico di spezzare un’esperienza politica che, con ostinazione rara, ha dimostrato che la convivenza tra popoli è possibile, che l’autogoverno non è utopia, che la libertà delle donne può diventare architettura istituzionale.
Questo attacco non nasce nel vuoto. Esso si iscrive nella rinascita globale di un oscurantismo teocratico e autoritario che, con nomi diversi e simboli rinnovati, ripropone ovunque la stessa logica: disciplina assoluta, identità imposta, annientamento del dissenso, eliminazione di ogni forma di immaginario di una società alternativa.
Un nuovo nazismo spirituale e militare, che non ha più bisogno di uniformi, ma di dogmi, che non costruisce campi soltanto con filo spinato, ma con paura e obbedienza.
Contro questa marea regressiva, il Rojava rappresenta un’anomalia luminosa. Il Rojava rappresenta una forza di opposizione reale ai governi e all’autoritarismo, Rappresenta una messa in discussione dell’idea centralizzata di governo, mettendo in pratica una società fondata sui valori della vita associata e dell’autogoverno.
Qui si è scelto di opporre alla teocrazia la laicità radicale delle assemblee, al culto del capo la rotazione del mandato, alla gerarchia sacralizzata la parità sostanziale, alla guerra permanente la difficile arte del convivere tra diverse religioni e diverse etnie Il municipalismo democratico del Rojava non è un dettaglio locale.
È una smentita vivente all’idea che il mondo sia condannato a oscillare tra imperi e fanatismi.
È la prova concreta che una politica senza tiranni può esistere, che una società fondata sull’autonomia, sull’ecologia, sulla liberazione femminile non è un’eccezione folklorica, ma una possibilità storica.
Difendere il Rojava e il confederalismo democratico oggi significa difendere l’ultimo baluardo contro la normalizzazione dell’oscurità,significa difendere e supportare un tipo di cambiamento che ci porta ad immaginare che una società diversa è possibile.
Significa affermare che la storia non deve necessariamente tornare indietro, che l’umanità non è obbligata a rassegnarsi alla restaurazione dell’odio sacralizzato.
Noi dichiariamo, con fermezza che non ammette ambiguità: la Rivoluzione del Rojava è una linea di frattura tra due epoche.
Se essa verrà spezzata, non cadrà soltanto una regione, ma una delle più alte esperienze politiche del nostro tempo, un attacco diretto alla rivoluzione delle donne e alla lotta per una società democratica.
Alla Rivoluzione del Rojava, oggi sotto attacco, va la nostra solidarietà integrale: qui non si difende soltanto una terra, qui si difende la possibilità stessa che la libertà sopravviva nell’epoca del ritorno dei dogmi, nell’epoca del nuovo autoritarismo globale.
E noi resteremo, senza esitazione, dalla parte della società democratica senza autoritarismi e che resiste senza odio.
Per lottare contro i suprematismi, logiche coloniali e ogni forma di patriarcato è necessario supportare la rivoluzione curda.
Viva la rivoluzione del popolo! Difendiamo la rivoluzione del Rojava!



























