“Insorgiamo”, presentazione del libro con il Collettivo di Fabbrica GKN

VENERDI’ 20 maggio’022 alle 18

E’ trascorso quasi un anno dall’annuncio della chiusura dello stabilimento e delle lettere di licenziamento per cinquecento operai e operaie dell’impianto GKN di Campi Bisenzio. Da quel momento la lotta delle/i lavoratrici/ori GKN è riuscita a rompere gli argini della solitudine e della singola vertenza per strabordare ovunque. Dalla fabbrica occupata e le prime grosse mobilitazioni in piena estate al corteo gigantesco di settembre a Firenze, con quarantamila persone a fianco del collettivo GKN che al grido di “Insorgiamo” hanno attraversato la città con una determinazione enorme. E con la convinzione che mai come ora sia necessario unire le lotte, per avanzare insieme e non lasciare nessuna/o indietro. Passando per l’Insorgiamo Tour e la grande assemblea cittadina di Bologna a febbraio, quando abbiamo avuto la possibilità di incontrare le/i lavoratrici/ori GKN e costruire un primo importante momento di confronto e convergenza tra le diverse esperienze di lotta e indubordinazione sui territori. Fino ad arrivare alla nuova grande manifestazione di marzo a Firenze, quando ancora una volta migliaia di persone hanno camminato insieme contro la crisi ambientale e sociale, contro la guerra e contro le conseguenze della pandemia che colpiscono ancora duramente.

Questo e tanto altro è raccontato nel progetto di scrittura working class a firma collettiva sfociato nel libro “Insorgiamo – Diario collettivo di una lotta operaia (e non solo)”, edito da Alegre, che presenteremo insieme con il Collettivo di Fabbrica Gkn venerdì 20 maggio a Vag61.

– alle 18: presentazione del libro “Insorgiamo”, con il Collettivo di Fabbrica GKN

– alle 20: cena sociale

– a seguire:  chiacchiere, musica e socialità

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Insorgiamo – Diario collettivo di una lotta operaia (e non solo)
– Ed. Alegre, 2022

Il 9 luglio 2021 una mail arriva di prima mattina ad annunciare la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di cinquecento operai e operaie dell’impianto Gkn di Campi Bisenzio che produce semiassi per i principali marchi del comparto automobilistico. Quello di Campi non è uno stabilimento come tutti gli altri: è uno degli impianti più sindacalizzati e organizzati in Italia, e negli ultimi anni ha vinto una serie impressionante di scioperi. Se i padroni passano qui, passano dappertutto.

Il Collettivo di fabbrica nel giro di pochi minuti si presenta davanti ai cancelli della Gkn, occupati da una squadra di vigilantes privati. In breve gli operai se ne liberano e prendono in mano la loro fabbrica. Questa è la nostra casa, da qui non esce neanche uno spillo, diranno. Inizia in Toscana una summer of love operaia che vede continue assemblee, cortei, occupazioni «di botto e senza preavviso» di rotonde stradali, fumogeni, volantini e cene solidali. Quella che era una fabbrica chiusa si apre alla città e ai venti, agli studenti e agli attivisti. Diventa un laboratorio di lotta, di speranza, di un’umanità disposta a prendersi cura di una società migliore, senza svenderla ai principi del profitto.

L’apice della lotta si raggiunge a settembre con una manifestazione di quarantamila persone a fianco del collettivo Gkn. Pochi giorni ancora e un tribunale valuta come illegittimi i licenziamenti. Ma la lotta non finisce lì e continua ancora.

Continua anche la mobilitazione. Coi volantini e le marce, ma anche con gli strumenti dell’immaginario: dalla musica ai video, fino a questo progetto di scrittura working class realizzato nella forma di una cronistoria operaia di lotta, in prima persona plurale, a firma collettiva. Perché la storia operaia più bella degli ultimi anni l’hanno scritta gli operai di Gkn.

“Quando venite qua ci chiedete sempre come stiamo. Tutti, dal giornalista al militante dei movimenti. Ma come volete che stiamo? Stiamo qua, in piedi, come qualcuno che ha preso una tranvata in faccia e ha ancora un po’ di lividi. Però dopo averla presa si guarda intorno e pensa che siamo ancora in piedi. Noi stiamo così e voi come state? Voi tutti, come state? Perché la cosa è paradossale. A volte quelli che ci vengono a domandare come stiamo, stanno messi peggio di noi”.

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